Paziente 3
Paziente adulta con erosioni di entità severa, di origine chimica aggravate dall’abrasione di origine occlusale conseguente al carico funzionale su superfici in dentina esposta. La paziente lamenta la progressiva perdita di funzione e la “scomparsa” dei denti (Figura 25). Le erosioni interessano oltre alla superficie occlusale di tutti gli elementi anche porzioni vestibolari e palatali degli stessi. In considerazione di tale estensione si è optato per ricostruzione degli elementi con corone singole in ceramica mordenzabile che hanno consentito il collocamento dei margini tra restauri e tessuto dentale (smalto) in posizione intrasulculare (Figure 26-32).
Paziente 4
Paziente adulta con precedenti restauri protesici mobili nell’arcata superiore e inferiore (Figura 33). È stata eseguita una procedura di carico immediato delle due arcate e successivamente a integrazione avvenuta sono state realizzate protesi fisse in polimeri su struttura metallica (Figure 34-37).
Conclusioni
La diffusione crescente di nuovi materiali e tecnologie in campo protesico crea prospettive estremamente interessanti per l’evoluzione futura della terapia protesica. Se come abbiamo visto molte delle applicazioni delle tecniche più tradizionali quali la metallo ceramica restano lo standard di riferimento tuttavia vi sono un numero crescente di settori in cui i materiali ceramici hanno affiancato e del tutto sostituito metodiche per lungo tempo incontrastate. La scelta del tipo di materiale con cui effettuare un restauro protesico fisso è oggi un tema estremamente aperto e in rapida evoluzione. Certamente la selezione del materiale più idoneo deve essere parte di una programmazione più ampia e rientrare necessariamente all’interno del piano di trattamento complessivo. È del tutto irrazionale una selezione effettuata in modo disgiunto o in coda alla realizzazione del piano di trattamento. Sotto questo aspetto l’approccio al piano di trattamento complessivo resta una chiave di volta per una pratica clinica se non basata su evidenze scientifiche, spesso purtroppo non disponibili per ogni step terapeutico, quantomeno razionalmente guidata. Un’accurata valutazione diagnostica che parta da anamnesi, aspettative e richieste del paziente, tenga in conto contesto biologico, adeguatezza del controllo di placca e possibilità di controllo di eventuali fattori di rischio occlusali resta una procedura del tutto insostituibile. L’evoluzione in corso nel panorama protesico fa sì che le nostre possibilità di scelta nell’interesse del paziente siano enormemente aumentate, così come le nostre responsabilità nell’individuare un piano di cura adeguato.
Ringraziamenti
Un ringraziamento al sig. Roberto Bonfiglioli per la parte odontotecnica e al
dr. Riccardo Dosoli che ha collaborato alla realizzazione clinica.